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0001 - COME SI PRONUNCIA IL FRINCHESE? + audio 3/6/2021

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Il valore della maggior parte dei segni è quello che essi hanno in italiano.

Si noti tuttavia quanto segue

 IN PARTICOLARE PER IL DIALETTO FRINCHESE.

 

ř    lavoro = třaväj  -  Suono come di R pronunciata con la punta della lingua girata in alto/dietro (caratteristico del Basso Monferrato)

 

ä    chiaro, luce = ciäř  -  mare = mäř

ö    notte = nöcc  -  rosa = rösa  -  fuoco = fö

ü    lupo = lüv  -  fiume = fiüm

ë    verde = vërd  -  strofinare = fërtè

 

 

La maggior parte di quelli che la parlano ritengono che la lingua piemontese sia difficile da leggere e impossibile da scrivere.

 

Un problema oggettivo è rappresentato dal sistema di grafia  che, per essere pesantemente condizionato dalla grafia italiana, è carente rispetto alle esigenze specifiche della lingua piemontese, oltre al fatto di essere comunque poco conosciuto da chi il piemontese lo parla.

 

Di qui deriva la situazione attuale: un sistema di grafia custodito come un dogma da alcuni cultori che si fanno un vanto di saper correttamente posizionare accenti, trattini e apostrofi nei testi “ufficiali”, mentre la maggior parte di coloro che il piemontese lo usano “mincadì” in forma parlata, quando vorrebbero scriverlo si arrangiano come possono, oppure passano all’italiano.

Sulla base di queste premesse, la Losna- Associassiun Cultüral Piemunteisa - ha avviato un dibattito sulla questione della grafia piemontese, con l’obiettivo di favorire un confronto su un problema che, per il fatto di essere negato da alcuni e ignorato da altri,  non è meno importante ai fini delle salvaguardia della cultura piemontese.

 

 

Considerata la fortissima sovrapposizione della lingua alla lingua piemontese, evitare ogni possibile confusione tra le due grafie, introducendo il principio: stesso suono-stesso segno; suono diverso-segno diverso.

Introdurre nuovi segni vocalici, quando necessario per soddisfare le esigenze e dare espressione più lineare alla più ampia gamma di vocali, peculiarità della lingua piemontese rispetto all’italiano. Semplificare e razionalizzare la grafia, limitandone la variabilità mediante la definizione di appropriate regole di lettura, quale integrazione delle regole di scrittura; ottenendo così di: dare maggiore regolarità al lessico, favorendo la stabilità grafica della radice di ogni termine. Conciliare l’esigenza di univocità della scrittura con la variabilità degli accenti locali, data la flessibilità delle regole di lettura. Caratterizzare ed evidenziare anche graficamente le peculiarità della lingua piemontese in rapporto alla lingua italiana. Il risultato di questo lavoro, probabilmente inutile ma che non è stato banale, si può così sintetizzare: Drastica riduzione nell’uso dell’accento. Definizione con precise regole della bivalenza fonetica del segno /o/. Equiparazione con la lingua italiana del segno /u/. Introduzione del segno /ü/ per la notazione della u piemontese. Con l’applicazione di queste regole di grafia la pagina scritta in lingua piemontese appare molto più chiara e di semplice lettura, almeno per chi il piemontese lo conosce e lo parla. In effetti solo a questi abbiamo pensato, non a quanti si avvicinano alla lingua piemontese con lo stesso spirito con cui si accingerebbero alla lettura di in’iscrizione etrusca. In ogni caso abbiamo al presunzione di pensare che la grafia “mincadì” sia un passo sulla strada indicata da Andrea Viglongo: “occorre che la lingua piemontese si possa scrivere in modo scorrevole, quasi senza accenti”.

   (ricav. in parte da www.piemunteis.it  )



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